NOVE MESI SUI MONTI AURUNCI NELLE MANI DEI TEDESCHI



Dalle pagine di un diario del 1944 emerge un passato solo in apparenza lontano. Vi si racconta di sedici persone in fuga mentre la guerra vive i suoi giorni finali e più feroci, si descrive la paura di non riuscire a mettersi in salvo, il sentimento di perdita della propria casa, dei propri averi e di tutti i punti di riferimento […]. Per non lasciar sbiadire il ricordo dei terribili otto mesi vissuti sui monti Aurunci nella mani dei Tedeschi, tra l’8 settembre e il maggio 1944, subito dopo la Liberazione Tommaso Sinigallia annotò minuziosamente l’odissea sua e dei suoi quasi in presa diretta, appena gli riuscì di mettersi in salvo e dopo il ritorno a Napoli. […] Il suo scritto, di recente recuperato e ora dato alle stampe dai familiari, viene qui riproposto conservando quasi del tutto la formulazione originaria, così da restituire la spontaneità dell’annotazione diaristica, l’intensità dell’emozione provata, la forza evocativa della testimonianza. Introduzione di Titti Marrone.

Dalle pagine di un diario del 1944 emerge un passato solo in apparenza lontano. Vi si racconta di sedici persone in fuga mentre la guerra vive i suoi giorni finali e più feroci, si descrive la paura di non riuscire a mettersi in salvo, il sentimento di perdita della propria casa, dei propri averi e di tutti i punti di riferimento […]. Per non lasciar sbiadire il ricordo dei terribili otto mesi vissuti sui monti Aurunci nella mani dei Tedeschi, tra l’8 settembre e il maggio 1944, subito dopo la Liberazione Tommaso Sinigallia annotò minuziosamente l’odissea sua e dei suoi quasi in presa diretta, appena gli riuscì di mettersi in salvo e dopo il ritorno a Napoli. […] Il suo scritto, di recente recuperato e ora dato alle stampe dai familiari, viene qui riproposto conservando quasi del tutto la formulazione originaria, così da restituire la spontaneità dell’annotazione diaristica, l’intensità dell’emozione provata, la forza evocativa della testimonianza. […] È un racconto che non ha né aspira ad avere il pathos delle grandi ricostruzioni drammatiche ma è dotato della forza naturale tipica delle «piccole storie» capaci a volte di un’espressività più fruibile, adombrando una civiltà della narrazione testimoniale efficacissima per evocare esperienze che mai andrebbero dimenticate.

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