TRA MIGRANTI E AZIONI MILITARI IMBARCHI FORMIA E GAETA

operazioni organizzate nel campo l’affondamento di un mercantile che portava armi alla Siria

Non solo imbarchi da Gaeta e Formia, ma anche la pianificazione di operazioni militari.La base situata sul promontorio di Gianola fu infatti testimone di una fase molto delicata della costituzione del nascente Stato d’Israele: il conflitto e la guerra d’indipendenza dagli inglesi, ma soprattutto dai paesi arabi che circondavano la Palestina.Lo ricorda Amnon Yona de scrivendo le operazioni che dalla base tra Gaeta Formia portarono all’affondamento del “Lino”, un mercantile carico di armi diretto in Siria per aiutare la guerriglia araba contro il nascente Stato di Israele.«Mi venne affidato il comando del-l’operazione – dice Yona – e scelsi la mia squadra. Munia Mardor fu incaricato di pro-curare le armi a Formia. Poi partimmo per Bari.Giungemmo al porto e gli uomini,subito dopo che era calata l’oscurità, entrarono finalmente in azione.Si calarono in mare con una imbarcazione leggera. All’una e trenta del mattino avevano già fatto ritorno. Yossale annunciò che tutto era andato a buon fine e che la mina era stata attaccata al “Lino”.Munia arrivò poco dopo e così rientrammo alla nostra base a Formia,circa 400 chilometri dal teatro del-l’azione, dopo aver rimosso i teli usati per camuffare ilcamion. Giungemmo a Formia intorno a mezzogiorno – conclude – ma nessuno aveva ancora avuto notizie di quanto accaduto a Bari. Yossale ed io andammo a Roma, al-l’ufficio del Mossad che si occupa-va del progetto Aliyah bet. Sentimmo allora che il “Lino” era stato affondato». Gavriel Weiss, non manca invece di ricordare come gli italiani, ben più degli inglesi e degli americani, fossero sempre pronti a chiudere un occhio.Chi perché appoggiava la loro cau-sa, chi perché non riusciva a resistere al fascino del denaro. «Fui mandato a Formia – ricorda We isse incaricato della gestione del campo.Un gruppo di migranti Ma’a pilim erano in attesa di essere imbarcati.Provvedemmo ad imbarcarli su una nave nel vicino porto di Gaeta.C’era un grosso magazzino di cui gli italiani erano a conoscenza, ma ci aiutarono senza prestare attenzione a quello che facevamo, grazie all’influenza di Ada Sereni ed anche grazie a qualche mazzetta perle persone giuste al momento giusto. In quei giorni appresi per telefono della creazione dello Stato di Israele».

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