TRIVIO OGGI 26 NOVEMBRE RICORDIAMO I MARTIRI DELLA COSTARELLA

Scritto da Tony
anni fa a Costarella La mattina del 26 novembre, in seguito ad un fatto di sangue avvenuto il 18 novembre del 1943, la frazione di Trivio viene circondata dagli uomini delle “SS” al comando del Tenente Kramer, che rastrellano tutto il paese ed avviano uomini, donne e ragazzi presso la SALID di Rio Fresco: solo in pochi riescono a scappare. I tedeschi fanno irruzione nelle abitazioni, le perquisiscono e incutono terrore nella popolazione, tanto da provocare, per il forte spavento, la morte per collasso cardiocircolatorio a Brunelli Ersilia, moglie di Filippo Mastantuono. Sulla collina della Costarella vengono catturati: Angelo Nocella, Luigi Filosa, Francesco Filosa, Antonio Guglielmo, Salvatore Marciano e Livio De Meo. Un soldato tedesco, inspiegabilmente, uccide cinque dei sei prigionieri e solo l’intervento di un sottufficiale salva la vita a Livio De Meo. Il soldato autore della strage, lo stesso giorno, viene inviato per punizione sul fronte di Cassino, dove troverà la morte alcuni giorni dopo. Durante l’operazione di rastrellamento vengono uccisi, in località Smerze, con una sventagliata di mitragliatrice, Ersilio Tullio Filosa ed Alfredo Lagni. Giovanni Filosa viene ucciso da un cecchino mentre cerca di nascondersi su un albero a poche decine di metri dalla collina Costarelle; in piazza viene ferito alle gambe, con una sventagliata di mitra, Michele Guglielmo. Nel 1997, Livio De Meo in una testimonianza resa a Francesco D’Angiò in occasione dell’inaugurazione della stele a ricordo della strage, ricostruisce la drammatica vicenda, anche se a giudizio di alcuni triviesi il suo resoconto è incompleto. Altre testimonianze non chiariscono più di tanto il drammatico episodio. Riportiamo dal libro Io C’ero di Giovanni Bove la testimonianza di Benedetta Magliocco, vedova di Salvatore Marciano, che si reca sulla collina Costarelle e si trova davanti una scena orribile: “Mio marito Salvatore giaceva a terra, accanto ad altri corpi. Erano stati fucilati barbaramente dalle SS. Due soldati, accanto ad una mitragliatrice piantata per terra, mangiavano fichi secchi e bevevano una bottiglia di liquore. A quella vista, con le lacrime agli occhi, dissi ai due soldati: Quello è mio marito. Posso portarlo via ? E il barbaro senza pietà rispose: Nics, banditi non avere famiglia! Questa frase mi martella la testa, mi è rimasta così impressa che non riesco più a dimenticarla. Ed io ancora a supplicarlo: per pietà, per amor di Dio. Io sfollata, avere due bambini che domandano del papà! Quello è mio marito, ridatemelo!
Sentendo queste parole il tedesco che stava bevendo, forse impietositosi, o forse perchè ubriaco, alzò la mano quasi per dire: Va bene, prendetevelo! Allora prendemmo una mezza scala che stava in una casetta poco distante, ve lo adagiammo sopra e lo portammo al paese”. Anche le mogli e le madri degli altri fucilati si recano sul luogo dell’eccidio e con l’assenso delle SS trasportano su scale i corpi straziati dei loro congiunti.

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