ERRARE, nel tempo e nella memoria di Carlo De Meo

ERRARE, nel tempo e nella memoria. La serie di Carlo De Meo realizzata durante la quarantena

“ERRARE DUE PAGINE DI (UNA SERIE DI TEMPERE SU FASCICOLI MONOGRAFICI DI ARTISTI DEL PASSATO)” È LA SERIE A CUI DE MEO SI È DEDICATO QUOTIDIANAMENTE NEL PERIODO DELLA QUARANTENA, SOVRAPPONENDO FORME E COLORI SULLE MONOGRAFIE DEI GRANDI ARTISTI DELLA STORIA. IN QUESTA INTERVISTA CI HA SPIEGATO PERCHÉ.



CARLO DE MEO: “ERRARE DUE PAGINE DI”

Così quelle pagine iconiche della storia dell’arte – Pale d’Altare, Giudizi Universali, ritratti di Adamo ed Eva, fino ai dipinti di Morandi e Van Gogh – sono state rielaborate dall’intervento pittorico di De Meo, che vi ha sovrapposto la silhouette di un uomo a bocca aperta da cui sgorgano delle parole: talvolta rivelazioni angosciose, altre volte conclusioni essenziali di quello che pare un lungo ragionamento svolto tra sé e sé. “’ERRARE due pagine di’ non è altro che un gioco di scoperta e riadattamento concettuale per parlare di un “adesso” che si forma in una sorta di automatismo del raccontare… e l’ERRARE diventa attenzione alle coincidenze, a volte improbabili, surreali, per una nuova narrazione dei fatti”, prosegue l’artista. Un altro elemento imprescindibile del suo lavoro, infatti, è quello temporale, che trascende i parametri della consequenzialità per diventare dato soggettivo dell’autore. “La narrazione stessa perde linearità tra giochi di parole, forme e colori, diventando formulazione di pensieri che, come in una condizione onirica, perdono razionalità innestando una nuova logica”.

-Giulia Ronchi

“Durante il lockdown, ero in casa lontano dal mio studio, in una sorta di crisi di astinenza di ‘produzione’. Nel mio studiolo casalingo, che uso spesso come luogo progettuale e riflessivo, non trovavo altro che fogli vergini di risme e quaderni. Mi mancava la fisicità delle cose, l’oggetto su cui scaricare i miei pensieri come sempre nella realizzazione delle mie opere”, comincia così il racconto di Carlo De Meo il quale, formatosi alla fine degli anni ’80 all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, dalla metà dei ’90 ha condotto una originalissima ricerca in cui objet trouvé di ogni tipo erano soggetto di rielaborazioni e performance. La stessa pratica torna in ERRARE due pagine di, una serie di 40 opere – come i giorni della quarantena – composta da tempere su fascicoli monografici di artisti del passato, portata avanti giorno per giorno. “Avevo la necessità di raccontare un presente reale. Allora ho incominciato a segnare i miei pensieri su cose che possedessero già una identità (l’oggetto) su cui far scorrere il mio presente. Ho cominciato da scatole di biscotti, carte regalo, pagine di riviste che però raccontavano già di una quotidianità. Avevo bisogno di astrazione temporale che mi permettesse di definire il mio ‘adesso’ rivelato. Da qui, la mia scelta di adagiarmi sulla collezione di monografie raccolte nel mio periodo accademico. Ne ho aperta una a caso ed è uscita una pietà di Luini, con le sue figure serrate su un corpo morto. La figura si è attualizzata al mio sguardo per la sua drammaticità, ma qualcosa non corrispondeva… ho preso del nastro adesivo e, con un gesto spontaneo, ho apposto delle mascherine sui volti delle figure. Mi sono sentito appagato e ho cominciato a segnare le date, giorno per giorno, in un perenne presente”.

CARLO DE MEO: “ERRARE DUE PAGINE DI”

Così quelle pagine iconiche della storia dell’arte – Pale d’Altare, Giudizi Universali, ritratti di Adamo ed Eva, fino ai dipinti di Morandi e Van Gogh – sono state rielaborate dall’intervento pittorico di De Meo, che vi ha sovrapposto la silhouette di un uomo a bocca aperta da cui sgorgano delle parole: talvolta rivelazioni angosciose, altre volte conclusioni essenziali di quello che pare un lungo ragionamento svolto tra sé e sé. “’ERRARE due pagine di’ non è altro che un gioco di scoperta e riadattamento concettuale per parlare di un “adesso” che si forma in una sorta di automatismo del raccontare… e l’ERRARE diventa attenzione alle coincidenze, a volte improbabili, surreali, per una nuova narrazione dei fatti”, prosegue l’artista. Un altro elemento imprescindibile del suo lavoro, infatti, è quello temporale, che trascende i parametri della consequenzialità per diventare dato soggettivo dell’autore. “La narrazione stessa perde linearità tra giochi di parole, forme e colori, diventando formulazione di pensieri che, come in una condizione onirica, perdono razionalità innestando una nuova logica”.

-Giulia Ronchi

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